Giuseppe Germani (PD): “Quando iniziamo a guardare al futuro? Mi sembra di notare un nuovo fermento di rancori, pronti ad esplodere ogni qual volta si avvicini una data importante per la vita amministrativa della nostra città. Il fatto che oggi si discuta il bilancio consuntivo 2010, il primo vero dell’era Concina, e che subito dopo si debba affrontare il bilancio previsionale 2011, entro il 30 giugno, sta scaldando gli animi a molti. Ad eccezione di qualche commentatore, nessuno si adopera per iniziare a palesare un progetto di città che – lo dico io – partendo dalla grave crisi internazionale, nazionale, regionale e locale, possa comunque mettere le basi per un rilancio della situazione economica e sociale di Orvieto e del suo comprensorio. Anche questo lo dico io, rispondendo a tanti commentatori, ‘le giunte comuniste del passato’ di cui fino ad un certo punto ho fatto parte, hanno lasciato una situazione economica grave, ne è testimonianza il riequilibrio di bilancio per circa 7,5 milioni di euro del 2009. Un anno e mezzo fa proponemmo al centrodestra un Patto per definire un programma di emergenza. Venne detto di si, ma al momento delle scelte concrete si prese la strada dell’autosufficienza, sapendo di poter contare su pezzi del centrosinistra e del PD. Oggi abbiamo una Giunta teoricamente autosufficiente ma che ha perso alcuni pezzi, che naviga a vista e ha fallito la prova dell’agire amministrativo, senza aver saputo indicare e praticare un progetto per il futuro. Le colpe e le responsabilità dei passati governi di centrosinistra non assolvono l’attuale compagine di governo, che in poco meno di due anni non è stata in grado di affrontare nessuno dei problemi aperti. L’analisi impietosa compiuta dalla Corte dei Conti parla da sola. Se aggiungiamo i giudizi sferzanti degli ex assessori Barberani e Calcagni abbiamo chiaro la dimensione del fallimento. Ora siamo arrivati ad un bivio, così non si va avanti, il consuntivo 2010 l’unica cosa che ci dice è che il debito del comune non solo non si è arrestato ma anzi è aumentato di circa un terzo.
Rispetto alla relazione dei revisori sono molte le considerazioni da fare e gli aspetti da evidenziare. Il risultato della gestione di competenza 2010 è negativo, a fronte di 29 milioni di accertamenti si registrano 31 milioni di impegni, provocando così un disavanzo pari a 1.728.185 euro; la situazione dei residui 2010 è ancora più allarmante: a fronte di 7,5 milioni di residui attivi, si registrano 13 milioni circa di residui passivi con un saldo negativo pari a euro 5.514.859; la gestione di parte corrente: entrate correnti meno spese correnti più rimborsi. Uguale a meno 2.545.144 con le entrate pari a 656 mila euro si arriva ad una differenza sul totale pari al valore negativo di euro 1.888.385; la gestione di competenza in conto capitale porta un valore positivo di 200 mila euro. Quindi, il saldo gestione di competenza 2010 risulta pari a meno 1.688.385,21. Inoltre, è da evidenziare lo scostamento tra le previsioni che ha fatto la giunta e ciò che è realmente accaduto. Lo scostamento tra previsione e accertato per la parte Entrata risulta pari al 33%. In realtà se consideriamo le Entrate da servizi per conto terzi a fronte di una previsione di 12 se ne è verificata per 4,6 con una differenza di meno 7,4 milioni che in percentuale equivale al 62%. Questo determina, inoltre, lo scostamento della spesa per circa il 30%. Il tutto la dice lunga su come si è costruito il bilancio di previsione. Per i residui è stato un vero disastro. abbiamo residui attivi per 31.770.100 e si è impegnato per 47.432.788 che ora sono residui passivi. Quindi lo sbilancio è di 9.864.236,17 (rispetto a circa 8.554.000,00 milioni dell’esercizio precedente). Con un aggravio evidente della situazione. Dalla relazione dei revisori si evince, inoltre, che nel rendiconto 2010, l’ente non rispetta i seguenti parametri di deficitarietà strutturale indicati nel decreto del Ministero dell’Interno in data 24/9/2009:
- Valore negativo del risultato contabile di gestione superiore in termini di valore assoluto al 5 per cento rispetto alle entrate correnti (al risultato contabile si aggiunge l’avanzo di amministrazione utilizzato per spese di investimento);
- Volume dei residui passivi complessivi superiore al 40 per cento degli impegni della stessa spesa corrente;
- Consistenza dei debiti di finanziamento non assistiti da contribuzioni superiore al 150 per cento rispetto alle entrate correnti per gli enti che presentano un risultato contabile di gestione positivo e superiore al 120 per cento per gli enti che presentano un risultato di gestione negativo (fermo restando il rispetto del limite di indebitamento);
- Ripiano squilibri in sede di provvedimento di salvaguardia riferito allo stesso esercizio con misure di alienazione di beni patrimoniali e/o avanzo di amministrazione superiore al 5 per cento dei valore della spesa corrente.
Francamente non capisco come i revisori non hanno evidenziato lo squilibrio rispetto alle entrate correnti che anche per il 2010 è sopra il limite. Vengono fatte delle considerazioni che permetto la stesura del parere positivo dei revisori, ma con l’imperativo ad un intervento immediato per quanto riguarda il non riconoscimento di alcuni crediti che difficilmente saranno esigibili, l’immediata presentazione alla corte dei conti di un piano di rientro triennale che doveva essere già fatto da tempo, così come il piano per il pagamento dei creditori. La situazione complessiva risulta particolarmente negativa e, dai risultati conseguenti alle misure che si sono adottate, risulta oggettivamente negativo l’operato dell’amministrazione. Il fatto di aver scelto di procrastinare a giugno il previsionale 2011 sicuramente non aiuta, ma la cosa più grave è che stiamo aspettando un progetto di visione del futuro di Orvieto, di quale città si vorrebbe ma niente. Su alcuni temi qualche idea ho cercato di metterla in campo, ma nessuno nella maggioranza, almeno ufficialmente, ne ha tenuto conto. La maggioranza, perché sono il Sindaco e la Giunta che hanno gli strumenti necessari per governare i processi e permettere alle idee di diventare progetti concreti, noi più di discutere, parlare e cercare di interpretare le esigenze dei cittadini non possiamo fare. Da parte mia rivolgo un invito al Sindaco: presenti questo piano fatto dei suoi molti dossier, lo inserisca nel nuovo bilancio 2011, li traduca in idee concrete per lo sviluppo di Orvieto, dimostri a noi tutti ‘vecchi comunisti’”, di che pasta è fatto, traduca le grandi capacità dei consiglieri delegati in azioni concrete e la città dimostrerà gratitudine. Ha tutto il mese di Maggio, non si ‘arrovelli’ sui numeri, Orvieto non ha bisogno di risparmiare poche migliaia di euro, da scuolabus, mense o cultura, che inevitabilmente colpiranno solo i più deboli. Ci dica quali sono le sue idee, su caserma Piave, ciclo del riuso e riutilizzo dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, piano energetico del Comune di Orvieto. Ci dica cosa ne pensa del progetto di elevare il Duomo di Orvieto a santuario Eucaristico dell’ex Vescovo di Orvieto Scanavino, quali idee ha per rilanciare il centro storico, ed anche la sua posizione sulle infrastrutture, come aiutare i prodotti tipici del comprensorio, in modo particolare per quanto riguarda il vino e l’olio, o il turismo, settori in cui negli ultimi anni molte aziende hanno investito ingenti capitali. Ci dica il Sindaco se ha voglia di coordinare un gruppo di questi imprenditori, magari con un coordinamento della Regione Umbria per farli partecipare alla fiera che si tiene a Sciangai in Cina nelle prossime settimane, o far parte del consorzio Italian Center per aziende che vogliono esportare in Cina, visto che lo stesso Vinitaly 2011 ha dimostrato che i mercati in espansione sono proprio quelli asiatici. Le risorse per fare questo si possono trovare sui bandi della Regione o in misure Europee, con le quali si può iniziare a veicolare un nuovo modello Orvieto. Non facciamo come è accaduto per il bando inserito nel PSR della Regione che permetteva contributi ad esempio per l’acquisto del mattatoio comunale, coprendo a fondo perduto fino a circa il 40% dell’intera cifra e nessuno nell’amministrazione a trovato un pò di tempo per far fare agli imprenditori interessati, un progetto di sviluppo per l’intera filiera della mattazione, che guardi per esempio al mercato romano. Orvieto ha bisogno molto di questo e non di essere lasciata in un limbo che è ancora più dannoso per la città”.

